giovedì 13 novembre 2008

Visa para un sueno



Juan Luis Guerra con i suoi vivaci Merengue e le melanconiche Bachate ci parla di realtà quotidiane spesso tristi. Eppure la Repubblica Dominicana è una terra bellissima, distesa fra cielo e mare.

Alto quasi 1,90, sempre vestito di nero, con il suo cappello caratteristico, credo sia molto apprezzato da tutti i salseri che abbiano avuto modo di ascoltare almeno una delle sue famose canzoni con cui ha portato all'attenzione del vasto pubblico internazionale lo spirito dominicano, fatto di vivaci connubi fra musica e ballo, ma anche di malinconia e tristezza per la miseria quotidiana, nonostante la natura non sia certamente avara di meraviglie in zona.

Forse più che per molti altri suoi connazionali, il Merengue è stato proprio per Guerra il "Visa para un sueño" (passaporto per un sogno), dato che gli ha permisso di divenire celebre e conosciuto internazionalmente con il suo gruppo 4:40. Ma nei suoi motivi, assolutamente tipici e pregni di quel sabor che si respira proprio nelle vie e nelle campagne dei paesini dominicani, (tipo quel "San Pedro de Macorig") dove il Merengue fa da costante boato di fondo, vi è anche molta malinconia.
Una tristezza costante che si legge fra le parole delle canzoni, anche le più vivaci e che sta ad indicare che al dì là del reboante tumtum musicale, al di là dei meravigliosi tramonti tropicali, la gente dominicana guarda altrove in cerca di altri modelli di vita, ma non ha la forza per arrivarci e giace quindi in uno stato di rassegnata inerzia. E'questa rassegnazione che J.L.Guerra porta alla luce e cerca di combattere nelle sue canzoni: quella delle lavoratrici nelle piantagioni di caffè, dei giovani adolescenti per le strade di periferia, delle famiglie con case con il pavimento di terra ma dotate di megaradio strimpellante Merengue, degli uomini in cerca di ottenere un visto per emigrare in cerca di un futuro che Santo Domingo e zone limitrofe paiono non riuscire ad offrire.

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